domenica 31 marzo 2013

L’ove di Pasque.

L’ove di Pasque.
Ogne anne a Pasque rumpeme l’ove
e pinzeme – Chissà che ci trove!-
O li pijeme grosse e fafone
o piccirille ma di sustanze,
ci fa lu busce la panze,
nin videme l’ore di scartarle,
e nghe na botte di sfracchiarle
arvusciucheme ‘mezze a li pizzitte
e finalmente truveme… è mije che mi stinghe zitte,
li scarteme con trepidazione
e dapù l’auardeme con grande delusione!
Ogne anne diceme – Chi è sta frignarije! –
e cuntinueme, è proprie na’ manije,
- Erene belle li surprese di na’ vote,
nin mi ci ‘abbe cchiù, nin so’ cretine.
L’anne che ve’ mi li sparagne li quatrine!-

Vittorina Castellano


Vittorina Castellano Laureata in Scienze Naturali. Scrittrice di racconti in lingua , poesie e commedie dialettali.Attrice e regista teatrale del Coro Folk di Spoltore.

pagina facebook: https://www.facebook.com/VittorinaCastellanoScrittrice 

venerdì 29 marzo 2013

Le Due Sicilie? Ma … cosa è?







di Francesco Romano

Scrive un nostro lettore :“ è questo sentimento nostalgico verso i Borbone che, per quanto illuminati ed unici veri promotori dello sviluppo economico e culturale del Sud, appartengono ad un passato che non è più proponibile, è una forma di nostalgia malinconica e consolatoria che somiglia tanto al “si stava meglio quando si stava peggio” degli orfani di Mussolini.”



Quello che maggiormente rattrista è parlare di nostalgia dei Borboni. Parlare di Borboni non sta proprio a significare “nostalgia” perché la nostalgia appartiene a fatti vissuti e siccome, sino a prova contraria, non si è vissuti negli anni dei Borboni, non si può parlare di nostalgia.Infatti la nostalgia è per un luogo dove si è stati, per degli amici con cui si è diviso tutto, ma non per i Borbone. Come non si può essere nostalgicamente monarchici e nemmeno fascisti e neanche comunisti. Si può apprezzare o meno, ma non si può essere nostalgici in quanto la maggior parte dei meridionali non ha vissuto nessuno questi fenomeni. Ma abbiamo vissuto la nostra terra e le difficoltà della stessa.

E’ necessario convenire che le cose vanno fatte passo per passo. Per prima cosa è necessario continuare a parlare di duosicilianismo per far riconoscere ai meridionali di oggi che eravamo un popolo. E’ questa una precondizione essenziale per riconoscersi. Se si va in uno stadio si vedrà che chi tifa per una squadra, pur non conoscendosi personalmente, scambierà qualche parola con il suo simile e quindi parleranno in nome di un obiettivo comune, la vittoria della propria squadra.

Tutta la questione meridionale sta proprio qui. Il vicendevole riconoscimento del “da dove veniamo”. Se non si assimila prima questo concetto non si può passare al successivo “chi siamo” per poi passare al “dove andare”.

Ed è per questo che si invitano i meridionali a riconoscersi come duosiciliani, per rendere più facile un riconoscimento vicendevole e a riconoscere la bandiera gigliata come simbolo comune. Ad indossare la coccarda rossa dei briganti, vero veicolo di curiosità della gente che sente la necessità di conoscere. La coccarda è essenziale. Rappresenta il simbolo dell’ultima ribellione del popolo duosiciliano.




Quindi il duosiciliano, una volta identificatosi, libero da ogni ideologia e scevro da ogni condizionamento, quasi automaticamente avrà un progetto politico.

E il progetto politico non potrà non tener conto della territorialità che diventa condizione essenziale per la crescita di tutti. Non si possono continuare ad ascoltare le relazioni dell’Istat che disegna un’Italia che ha una zona con un reddito pro-capite superiore alla Germania ed un’altra zona con un reddito medio inferiore alla molto inguaiata Grecia.

Dalla vita quotidiana si impara molto come molto sta dando Beppe Grillo in questo momento politico dell’Italia. Iniziare da una spending review è importante ma non deve essere solo demagogia. Il progetto dovrebbe essere più ampio con riforme strutturali che inizino dall’accorpamento delle regioni che non vogliono minimamente scimmiottare la Lega Nord da cui è necessario prendere ogni distanza per la politica che conducono, non in difesa del territorio tanto sbandierato, ma per la politica antimeridionale con la colpevole alterazione della verità dei politici meridionali.

Dichiararsi duosiciliano e brigante è il punto di partenza per ricominciare, e questa volta facciamolo noi.

fonte:http://www.ondadelsud.it/?p=9775

martedì 26 marzo 2013

Coccarda Rossa e Giuramento dei Briganti












Era il distintivo di cui i leggittimisti meridionali si fregiavano sin dall'invasione francese del 1799. Dopo la caduta di Gaeta i briganti mostrarono con orgoglio la coccarda rossa nella quale capeggiava il giglio borbonico sia sui copricapo a grosse falde che sul petto.



La coccarda riprodotta sopra apparteneva al Sergente Romano [comunicazione di Alessandro Romano]

(da: "BRIGANTI & PARTIGIANI" - a cura di: Barone, Ciano, Pagano, Romano - Edizione Campania Bella)


IL GIURAMENTO


Noi giuriamo dinanzi a Dio e dinanzi al mondo intero

di essere fedeli al nostro augustissimo e religiosissimo sovrano Francesco II

e promettiamo di concorrere con tutta la nostra forza e con tutta la nostra anima al suo ritorno nel Regno;

di obbedire ciecamente a tutti i suoi ordini a tutti i comandi che verranno sia direttamente sia per i suoi delegati dal Comitato centrale residente a Roma.

Noi giuriamo

di conservare il segreto affinché la giusta causa voluta da Dio, che è il regolatore dei sovrani, trionfi col ritorno di Francesco II, re per grazia di Dio, difensore della religione e figlio affezionatissimo del Nostro Santo Padre Pio IX che lo custodisce nelle sue braccia per non lasciarlo cadere nelle mani degli increduli, dei perversi, dei pretesi liberali.

I quali hanno per principio la distruzione della religione dopo aver scacciato il nostro amatissimo sovrano dal trono dei suoi antenati.

Noi promettiamo anche,

con l'aiuto di Dio, di rivendicare tutti i diritti della Santa Sede e di abbattere il lucifero infernale Vittorio Emanuele ed i suoi complici.

Noi lo promettiamo e lo giuriamo.



(da: M. Monnier, Notizie storiche documentate sul brigantaggio nelle province napoletane, Barbera, Firenze, 1863.)

GIURAMENTO TROVATO NELLE TASCHE DEL BRIGANTE SERGENTE ROMANO



Promettiamo e giuriamo

di sempre difendere con l'effusione del sangue Iddio, il sommo pontefice Pio IX, Francesco II, re del regno delle Due Sicilie, ed il comandante della nostra colonna degnamente affidatagli e dipendere da qualunque suo ordine, sempre pel bene dei sopranominati articoli; così Iddio ci aiuterà e ci assisterà sempre a combattere contro i ribelli della santa Chiesa.

Promettiamo e giuriamo ancora

di difendere gli stendardi del nostro re Francesco II a tutto sangue, e con questo di farli scrupolosamente rispettare ed osservare da tutti quei comuni i quali sono subornati dal partito liberale.

Promettiamo e giuriamo inoltre
di non mai appartenere a qualsivoglia setta contro il voto unanimemente da noi giurato, anche con la pena della morte che da noi affermativamente si è stabilita.

Promettiamo e giuriamo

che durante il tempo della nostra dimora sotto il comando del prelodato nostro comandante distruggere il partito dei nostri contrari i quali hanno abbracciato le bandiere tricolorate sempre abbattendole con quel zelo ed attaccamento che l'umanità dell'intiera nostra colonna ha sopra espresso, come abbiamo dimostrato e dimostreremo tuttavia sempre con le armi alla mano, e star pronto sempre a qualunque difesa per il legittimo nostro re Francesco II.

Promettiarno e giuriamo

di non appartenere giammai per essere ammesso ad altre nostre colonne del nostro partito medesimo, sempre senza il permesso dell'anzidetto nostro comandante per effettuarsi un tal passaggio.

Il presente atto di giuramento

si è da noi stabilito volontariamente a conoscenza dell'intera nostra colonna tutta e per vedersi più abbattuta la nostra santa Chiesa cattolica romana, della difesa del sommo pontefice e del legittimo nostro re.

Così abbracciare tosto qualunque morte per quanto sopra si è stabilito col presente atto di giuramento

(da: T. PEDIO "Inchiesta sul brigantaggio" Fasano di Puglia 1983)


I COMANDAMENTI DEL BRIGANTE



1. - Cercare di colpire sempre gli ufficiali e i graduati, è meglio uccidere un solo ufficiale che molti soldati (quando si colpisce la testa, le altre membra diventano inutili).

2. - Caduto l'ufficiale, gli uomini, senza direzione facilmente fuggono

3. - Non accordare mai quartiere ai feriti e ai prigionieri, ucciderli, scannarli e massacrare i cadaveri in modo da impressionare i soldati quando li ritroveranno.

4. - Il soldato quando si batterà, penserà sempre alla fine che l'aspetta se cade ferito o prigioniero e quando vedrà le brutte... scapperà...

5. - Esporre la vita per salvare un compagno, ucciderlo piuttosto che resti ferito o prigioniero dei soldati.

6. - Nei combattimenti corpo a corpo non fare le spacconate dei soldati di menare calciate di fucile; giuocare invece serrato di coltello; tirare colpi alla pancia e girarvi dentro la lama; si fanno ferite più dolorose, che si sentono subito, si vedono uscire fuori le budella, e difficilmente guariscono.

7. - Attaccare la truppa quando si ha la certezza di vincere, mantenersi nascosti, o fuggire quando non si è in numero e in posizione vantaggiosa.

8. - Mettersi tanto di notte quanto di giorno in posizioni elevate, possibilmente vicino a boscaglie, che offrono sicuro scampo, perché i soldati difficilmente vi si internano.

9. - Non risparmiare la vita dei soldati, mai e poi mai quella degli squadriglieri; far del tutto per averli vivi in mano per poi farne strazio.

10. - Durante il combattimento qualunque atto di insubordinazione o mancata obbedienza deve essere punita dal capobanda con una schioppettata nella testa.


fonte:http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Documenti/Fiocco.htm

lunedì 25 marzo 2013

PERCHE' A SCUOLA NON SI STUDIA LA VERA STORIA DEL SUD ITALIA?



150 ANNI DI SFRUTTAMENTO, 150 ANNI DI FALSA UNITA', 150 ANNI DI TASSE, DI MAFIA, DI MASSONERIA, 150 ANNI DI OFFESE, 150 ANNI DI RAZZISMO, 150 ANNI DI QUESTIONE MERIDIONALE... MA PERCHE'ABBIAMO DOVUTO SUBIRE TUTTO CIO'? CERCATE LE RISPOSTA E' SEMPLICE


vai:http://www.youtube.com/watch?v=pCAMDgNd-rY

La storia di un Genocidio mai raccontato terza parte


Per i meridionali le SS furono quei "fratelli d'Italia", che si travestirono da liberatori e furono coloniatori. Essi hanno continuato a massacrarci, derubandoci della nostra memoria, ma è il tempo che la piccola fiammella rimasta sotto le ceneri del tempo, diventi ora incendio... un incendio di libertà.

vai:http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=jFMASC22jmI&feature=endscreen

La storia di un Genocidio mai raccontato seconda parte



Furono decine e decine i paesi distrutti, tanti i deportati e carcerati, migliaia di migliaia i morti, e i "fratelli d'Italia" furono tanti Caino, che scannarono Abele per togliergli la sua terra.


vai:http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=z5A8BdO34jQ&feature=endscreen

La storia di un genocidio mai raccontato prima parte



Con questo primo video voglio iniziare a raccontare un gravissimo genocidio, quello delle popolazioni del Sud, che l'armata barbaresca del sabaudo regno,con violenza e crudeltà, hanno condotto nella conquista del Regno delle Due Sicilie. Questo genocidio è stato tenuto nascosto per tutti questi 148 anni, ma ora bisogna che tutti sappiano, perchè la celebrazione del 150° dell'unità, sia il tempo della memoria e della riscossa

vai:
http://www.youtube.com/watch?v=bwafgAls360